Le multe per pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette, stabilite dall’Antitrust nel 2008 superano i 37 milioni di euro, di cui 21 milioni pagate da settori come: comunicazioni banche e assicurazioni. Si tratta di un record rispetto all’anno precedente (5 milioni) quando però le sanzioni erano meno severe. I giornali hanno riportato con dovizia di particolari le accuse rivolte alle banche alle assicurazioni, dimenticando le multe inflitte alle aziende dei beni di consumo.
Di solito non si parla mai sui giornali di queste multe e anche in televisione le citazioni sono rarissime. Eppure le sentenze sono molto interessanti perché evidenziano la malafede delle imprese che usano deliberatamente gli spot per prendere in giro il consumatore.
Oggi vorrei focalizzare l’attenzione sull’annuncio dell’impresa agricola Ovito che reclamizzava la qualità delle sue uova “approvate dalla Federazione Italiana Medici Pediatri”.
E’ vero che Ovito non usa coloranti sintetici per il mangime delle sue galline, e nemmeno farine e grassi animali, ma questo accade in moltissime altre aziende agricole non sostenute dai medici pediatri. Nel corso dell’istruttoria è emerso che per la sponsorizzazione esisteva un vero e proprio contratto commerciale e che la Federazione non ha mai condotto verifiche sulla qualità delle uova, come veniva detto sui messaggi. Secondo l’Antitrust la sponsorizzazione risulta falsa e ingannevole e per questo motivo l’azienda (Gruppo Novelli Srl) è stata condannata.
La federazione dei pediatri aveva stipulato accordi di sponsorizzazione con altre imprese. Più precisamente con la Littlebit Srl per il prodotto “Magicannuccia”, con la Beiersdorf Spa per la crema “Nivea Baby” e con la Siport Spa che commercializza scarpe per bambino e neonato della linea Fischer Price e Technokid. Complessivamente le multe sono state di 695 mila euro, di cui 300 mila alla Federazione Italiana Medici Pediatri.
Purtroppo in Italia non esistono leggi che vietano le sponsorizzazioni dei beni di consumo da parte delle associazioni di medici. La censura può scattare solo quando i messaggi sono ingannevoli. Un'altra associazione condannata dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (senza il pagamento di multe) è stata l’Associazione Urologi Piemontesi che sponsorizzava lo spot del detergente per l’igiene intima Infasil. Le immagini mostravano una dottoressa che raccontava di avere visionato i test sull'azione protettiva di Infasil contro le irritazioni vaginali, lasciando intendere che Infasil non era un semplice cosmetico, ma un detergente con caratteristiche simili ai medicinali.
Purtroppo la lista delle sponsorizzazioni di beni di consumo ( questa volta non censurate ) da parte di gruppi di medici è fitta di nomi. La più nota è del dentifricio Mentadent, che sull’etichetta riporta la firma dell’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani). L’acqua minerale Rocchetta proponeva sulla confezione il nome dello sponsor (Associazione Italiana Donne Medico). Anche l’acqua minerale Lauretana era sostenuta dall’Associazione Urologi Piemontesi. Un po’ meno noto era l’accordo tra la Federazione Italiana Medici Pediatri e il Consorzio Tutela Grana Padano.
Il presidente dell’Ordine di Milano, Roberto Anzalone dichiarava qualche anno fa di “non condividere e di non ritenere né etico né scientifico la sponsorizzazione di prodotti di consumo da parte di qualsiasi associazione medica” ma è sempre stato poco ascoltato. Forse l’Antitrust con i suoi sistemi meno diplomatici otterrà qualche risultato in più.
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