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L'ORIGINE IN ETICHETTA PER L'OLIO EXTRA VERGINE SERVE A POCO


Da oggi 1 luglio 2009,  le bottiglie di olio extra vergine devono precisare sull’etichetta l'origine delle olive. Questa notizia è molto apprezzata dai consumatori italiani che ritengono importante sapere da dove viene la materia prima, per poter distinguere il nostro olio da quello proveniente  da paesi come: Spagna, Tunisia, Grecia, Marocco... Questa aspettativa legittima non verrà certo risolta con l'entrata in vigore della nuova normativa, come evidenziano Coldiretti e il Ministero delle politiche agricole .
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Sulle  etichette  ci sarà la scritta " olio ottenuto da miscela di oli d’oliva comunitari" per il prodotto proveniente da paesi dell'unione europea. Ci saranno  bottiglie con la scritta  “miscele di oli d’oliva non comunitari” quando la materia arriva da altri paesi mediterranei come la Tunisia, Marocco...  E' infine prevista la dicitura  “miscela di oli d’oliva comunitari e non comunitari” per quelli misti ricavati da olive raccolte in Tunisia, Marocco insieme a Spagna, Grecia e anche Italia. Queste indicazioni sono troppo generiche per individuare il prodotto di buona qualità. 
Per rendersi conto della scarsa utilità della norma,  va ricordato che nessuno  vieta  alle aziende di indicare volontariamente l'origine dell’olio, tanto che da anni si trovano bottiglie che riportano con caratteri tipografici vistosi la scritta  ”100% olio italiano”. Dire che l'olio è italiano serve comunque a poco, è come dire che l'uva del vino è italiana!
Questa  dicitura  non è un indice di qualità superiore. La qualità di un extra vergine è collegata all’origine al tipo di olive, ma soprattutto al sistema di raccolta e di lavorazione che solo raramente sono indicati sull’etichetta. Gli elementi salienti da ricercare per individuare le bottiglie di olio  di buona qualità non è l’origine ma altri ,come ad esempio ,il basso indice di acidità, evidenziato  sempre  sull’etichetta. La scritta attesta che le olive sono state raccolte quando hanno raggiunto un grado di maturazione ottimale, evitando il contatto con il terreno, e che sono state spremute subito dopo il distacco dal ramo. Il vero segreto per scegliere assicurano gli intenditori è  di assaggiare l’olio come si fa con il vino per ricercare un profumo e un gusto superiore.
C’è però un’altra novità introdotta dalla nuova legge, la possibilità di commercializzare miscele di oli extra vergine e di oli di semi. Il problema è che per questi prodotti fare i controlli sulla composizione sarà difficile.
Oltre alle normali  scritte sulle etichette dell'olio extra verginesi trovano indicazioni facoltative che permettono di valutare meglio il prodotto.
Informazioni nutrizionali e sensoriali
Sempre di più sulle etichette si trovano indicazione sulla quantità di calorie e la composizione in acidi  grassi ( saturi,  mono e poli-insaturi) e sulle caratteristiche sensoriali.
Origine
 L’indicazione della località o della regione delle olive  è facoltativa. Il luogo di origine o di provenienza è obbligatorio solo per  gli oli DOP e IGP e deve corrispondere a quello del disciplinare.
Prima spremitura a freddo e Estratto a freddo
 Indica che è stato utilizzato il sistema di estrazione tradizionale a pressione e  la temperatura non ha superato i 27 °C. Il trattamento non è una garanzia di qualità, perché se le olive non sono buone l’olio spremuto risulta mediocre.
Non filtrato
 L’olio torbido di solito ha una quantità di antiossidanti maggiore e sembra più genuino. C‘è però un inconveniente,  può contenere troppa umidità e altre particelle che ne riducono la conservazione.
Olive raccolte a mano
 E’ un metodo di lavorazione costoso molto utilizzato in Italia perché spesso non  è possibile effettuare  la raccolta meccanica.

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