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COSA FARE QUANDO LA SCIENZA ENTRA IN CONFLITTO CON L’INDUSTRIA ALIMENTARE?

RIFLESSIONI SU UNA BOCCIATURA CLAMOROSA CHE PONE SERI INTERROGATIVI  ALLE IMPRESE

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La
notizia che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha esaminato 523 di
diciture utilizzate sulle etichette e ha bocciato 180 richieste relative ai  vasetti di yogurt con probiotici e altre
170 relative a integratori e altri alimenti arricchiti in Italia  è stata ignorata. All’estero invece tutti
i giornali e i siti internet ne hanno parlato (BBC, Times, The independent…). A
dispetto di quanto fatto dai giornali le aziende italiane
hanno seguito con attenzione la vicenda, e sono preoccupate perché rischiano di
dover modificare le diciture e di sconvolgere i piani di marketing. E’ lecito chiedersi
come mai così tante imprese hanno sbagliato a formulare i claims, hanno inviato
dossier incompleti o hanno inventato benefit salutistici  senza supporti scientifici. L’Aiipa (Associazione
italiana industrie prodotti alimentari) per rispondere a queste domande ha
redatto un libro bianco, mentre altre associazioni come Federalimentare si interrogano. Si dice che il modo di esaminare il problema da parte
dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare è stato troppo farmacologico,
 che le valutazioni di carattere
nutrizionale sui benefit di un ingrediente o di un gruppo di batteri (come ad
esempio i probiotici)  sono molto complesse  per via della matrice  alimentare,  e che ci sono diversi gradi di evidenza nella ricerca scientifica.
Queste sono le parole usate nel libro bianco

1550_16_54---Fruit-and-Vegetable-Shop--Venice--Italy-Venezia--Italia_web “E’
quindi importante capire che nella ricerca scientifica vi sono diversi “gradi
di evidenza”
e conseguentemente i
risultati che si possono raccogliere nelle diverse fasi di questo percorso non
sono da ritenersi infondati o falsi bensì “intermedi”, e rappresentano essi
stessi uno stimolo al prosieguo della ricerca e all’investimento
nell’innovazione. Proprio per le complessità sopra evidenziate, un claim che
non risponda totalmente agli elevati standard richiesti da EFSA non deve essere
interpretato come un’assenza totale di evidenze e quindi come ingannevolezza
del claim oggetto della richiesta di valutazione, ma si tratta piuttosto di un
claim con grado di evidenza “intermedio”

Aiipa
sostiene che la maggior parte delle aziende non racconta bugiequando promette benefici  per la salute e per la dieta, anche se
non ci sono  “evidence based”. La
partita non è finita perché nei prossimi mesi altre verranno esaminate altre 1500
diciture e molte imprese sono pronte al peggio.

Premesso
che le censure dell’Efsa non possono essere ignorate, forse conviene fare qualche
riflessione.

1)
Di fronte all’invasione di  nuovi prodotti
alimentari simili a medicinali e che vengono indicati come come coadiuvanti per
contenere il peso, la pressione, il colesterolo … gli scienziati dell’Efsa per
valutare la veridicità di queste asserzioni hanno usato un approccio
medicalizzato e farmacologico.  L’approccio
farmacologico ha una sua validità  anche perchè  spesso i claims  diventano
slogan pubblicitari ripetuti centinaia  di volte per settimane negli spot televisivi.

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2)
Le censure evidenziano senza ombra di dubbio che una parte consistente dei claims
non sono supportati da studi scientifici. Forse è arrivato il momento di
abbassare i toni,  e di non illudere
i consumatori proponendo loro  alimenti
che : migliorano la vista, ritardano il senso di fatica, stimolano l’attenzione,
favoriscono la mineralizzazione delle ossa, rinvigoriscono il corpo, migliorano
il tono muscolare, mantengono il buono umore, migliorano l’attenzione,
facilitano le funzioni cardiache o favoriscono il benessere di capelli, denti e
unghie ….   

3)
C’è un altro elemento di riflessione da non dimenticare. Le autorità italiane che
si occupano di pubblicità (Istituto autodisciplina pubblicitaria e Antitrust), quelle
 americane e quelle inglesi in
questi anni, e anche recentemente, hanno censurato decine di messaggi
pubblicitari di prodotti alimentari che evidenziavano benefici inesistenti,  proprio come ha fatto  l’autorità di Parma.

Sono
tutti d’accordo? oppure le evidenze scientifiche delle autorità sanitarie
italiane, americane inglesi e di Parma sono identiche e quindi le conclusioni  non possono che essere le stesse?