Le adulterazioni dell’olio extra vergine di oliva sono riprese alla grande. Uno studio finanziato da Coop e realizzato dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti
dell’Università di Bologna diretto dal Giovanni Lercker, ha bocciato il 70% dei
campioni di olio extra vergine selezionato
tra le marche meno costose (2,5/3,0 €/l) in vendita nei supermercati e negli hard-discount.
Secondo gli esperti in questa fascia di prezzo si trovano gli oli con forti sospetti
sulla genuinità. I risultati sono molto chiari: per 5 bottiglie
si è avanzato il sospetto di deodorazione, per 3 campioni la denominazione
extra vergine è stata ritenuta errata per via dei difetti di sapore (avvinato, riscaldo
e rancido e sarebbe corretto classificarli come “vergini”), mentre altri 4 hanno un gusto di
cartone. Alla fine quelli sicuramente genuini e con
un buon sapore sono solo 4 pari al 30% circa! (la somma complessiva è maggiore dei campioni perché alcuni oli presentano più difetti). Certo l’analisi non è statisticamente esaustiva
e non rappresenta l’intero mercato, ma fornisce buoni elementi di
riflessione.
In
laboratorio sono stati inviati 24 campioni anonimi (due bottiglie di olio extra vergine per ogni marca per verificare la riproducibilità del nuovo metodo di analisi). L’olio imbottigliato nella maggior parte dei casi proviene
dalla Spagna e fa parte del cultivar Picual. Le bottiglie di olio extra
vergine di marche conosciute vendute a meno di 3,0 €/l non
rientrano nei campioni esaminati. In questi casi il prezzo superscontato è collegato
ad offerte specialii e a vendite sottocosto di breve periodo.
Perché tante frodi
Per capire cosa sta succedendo sul mercato e perché tanti produttori hanno ripreso a fare i furbi bisogna trasferirsi in Spagna nell’Andalusia, dove una consistente parte del territorio è ricoperta da uliveti. Il momento critico si registra durante la raccolta, quando le olive vengono ammassate in attesa della spremitura e in queste condizioni si sviluppano fermentazioni anomale, per cui l’olio assume un cattivo odore e può essere venduto come extra vergine.Per recuperare le partite difettose i produttori effettuano una deodorazione blanda vietata pr legge, riscaldando leggermente l’olio ed eliminando il cattivo l’odore. Attualmente non esistono metodi analitici ufficiali in grado di svelare la frode e per questo motivo gli spagnoli deodorano l’olio senza problemi. Il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna ha individuato un nuovo metodo (detto degli alchil esteri) che abbinato ad altri parametri permette di identificare le partite di olio deodorato. Il sistema non è ancora validato , anche se il Consiglio oleico internazionale (Coi) ha intenzione di adottarlo e di inserirlo nell’elenco dei metodi di controllo ufficiale. Le analisi si basano sulla misurazione della quantità di acqua, dei componenti volatili e degli alchil esteri che si formano nelle olive di scarsa qualità o mal conservate prima della lavorazione. In linea con la politica di costante monitoraggio dei prodotti proposti sugli scaffali, Coop che ha finanziato lo studio , dopo avere visionato i risultati ha chiesto ai fornitori di olio extra vergine il rispetto dei nuovi parametri ancora non ufficiali. Non è la prima volta che Coop realizza operazioni di questo tipo per salvaguardare la qualità e arginare le furberie dei produttori troppo disinvolti.
In Italia l’aggiunta fraudolenta di olio di semi all’olio
di oliva negli anni 60’ è stata una
truffa di grande respiro per quattro motivi: la semplicità dell’operazione, i grandi
guadagni, l’assenza di problemi per la salute trattandosi di oli commestibili e l'assenza di rischi seri in assenza di metodi analitici ufficiali. Per rendersi conto della situazione basta ricordare che alcune aziende imbottigliavano direttamente olio di semi
di cartamo etichettandolo come olio di oliva. Negli anni 80-90 è arrivato l'olio di nocciole, reso famoso dal sequestro nel 1991 alla ditta Riolio di Barletta di 1,8 milioni di litri di olio di
nocciole, destinato ad aldulterare 18 milioni di bottiglie di olio extra
vergine.
Bastava miscelare
il 10-15% di questi oli all'olio extra vergine di oliva, per rendere il riconoscimento quasi
impossibile rispetto alla capacità analitiche di quel periodo.
Negli anni 90 si registra la svolta e le grandi marche decidono di
adottare una politica indirizzata alla
qualità. L’amara realtà di questa cronistoria è l'incolmabile gap analitico tra lo staff della repressione frodi e
il gruppo agguerrito di operatori truffaldni . Quando i tecnici
delle aziende inventano nuovi sistemi per trarre profitti illeciti i
controllori riescono ad introdurre adeguate analisi
per bloccare le furberie solo dopo qualche anno. L’ultima
furberia è la dedorazione dell'olio di oliva spagnolo che è vietata
dalla legge, ma d fatto adottata su vasta scala non essendo rilevabile con le analisi convenzionali.Questa ricorsa tra produttori un po’ troppo disinvolti e
controllori in ritardo
continuerà fino a quando non verrà
attivato un sistema di controlli più severo affidato ad operatori esperti.
TAGS: ANDALUSIA, FRODI, OLIO DEODORATO, OLIO DI SEMI, OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA, OLIVE, SPAGNA, TRUFFE
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Anonimo 26/ott/2009 14:35:25
EMANUELE SCHIRINZI 07/nov/2009 18:21:31
roberto.lapira 08/nov/2009 08:58:01
Emanuele Schirinzi 09/nov/2009 08:13:03
amedeo cherchi 14/nov/2009 00:48:56
Emanuela 31/dic/2009 15:30:00
Olearia Schirinzi 28/mar/2011 10:38:09
Scrivi un commento