Successivo » « Precedente

SOFISTICAZIONI ALIMENTARI: OLIO DI OLIVA SPAGNOLO DEODORATO VENDUTO IN ITALIA COME EXTRA VERGINE


3417520214_604b634a06

Le adulterazioni dell’olio extra vergine di oliva sono riprese alla grande. Uno studio finanziato da Coop e realizzato dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna diretto dal Giovanni Lercker, ha bocciato il 70% dei campioni di olio extra vergine selezionato  tra le marche  meno costose (2,5/3,0 €/l) in vendita nei supermercati e negli hard-discount. Secondo gli esperti in questa fascia di prezzo  si trovano  gli oli con forti sospetti sulla genuinità.  I risultati sono  molto chiari: per 5 bottiglie si è avanzato il sospetto di deodorazione, per 3 campioni la denominazione  extra vergine è stata ritenuta errata per via dei difetti di sapore (avvinato, riscaldo e rancido e sarebbe corretto classificarli come   “vergini”), mentre altri 4 hanno un gusto di cartone. Alla fine quelli sicuramente genuini e con un buon sapore sono solo 4 pari al 30% circa! (la somma  complessiva è maggiore  dei campioni perché alcuni oli presentano più difetti). Certo l’analisi non è statisticamente esaustiva e non rappresenta l’intero mercato, ma fornisce  buoni elementi di riflessione.

PrecisazioniDSCF1229

In laboratorio sono stati inviati 24 campioni anonimi (due bottiglie di olio extra vergine per ogni marca per verificare la riproducibilità  del nuovo metodo di analisi). L’olio imbottigliato nella maggior parte dei casi proviene dalla Spagna e fa parte del cultivar Picual. Le bottiglie di olio extra vergine di marche conosciute vendute a meno di  3,0 €/l  non rientrano  nei campioni esaminati. In questi casi il prezzo superscontato  è collegato ad offerte specialii e a vendite sottocosto di breve periodo.

Perché tante frodi

Per capire cosa sta succedendo  sul mercato e perché tanti  produttori hanno ripreso a fare i furbi  bisogna trasferirsi in Spagna nell’Andalusia, dove una consistente parte del territorio è ricoperta da uliveti. Il momento critico si registra durante la raccolta, quando le olive vengono ammassate in attesa della spremitura e in queste condizioni si sviluppano fermentazioni anomale, per cui l’olio assume un cattivo odore e può essere venduto come extra vergine. Olive

Per recuperare le partite difettose i produttori effettuano una deodorazione  blanda vietata pr legge, riscaldando leggermente l’olio ed eliminando  il cattivo l’odore.  Attualmente non esistono  metodi analitici ufficiali in grado di svelare la  frode  e per questo motivo gli spagnoli deodorano l’olio senza  problemi. Il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna  ha individuato un nuovo metodo (detto degli alchil esteri) che abbinato ad altri parametri permette di identificare le partite di olio deodorato. Il sistema non è ancora validato , anche se il Consiglio oleico internazionale (Coi) ha intenzione di adottarlo e di inserirlo  nell’elenco dei  metodi di controllo ufficiale.  Le analisi si basano sulla misurazione della quantità di acqua, dei componenti volatili e degli alchil esteri che si formano nelle olive di scarsa qualità o mal conservate prima della lavorazione. In linea con la politica di costante monitoraggio dei prodotti proposti sugli scaffali, Coop che ha finanziato lo studio ,  dopo avere visionato i risultati ha chiesto ai fornitori di olio extra vergine il rispetto dei nuovi parametri ancora non ufficiali. Non è la prima volta che Coop realizza operazioni di questo tipo per salvaguardare la qualità e arginare le furberie dei produttori troppo disinvolti.

30 anni di frodi

In Italia l’aggiunta fraudolenta di olio di semi all’olio di oliva negli anni  60’ è stata una truffa di grande respiro per quattro motivi: la semplicità dell’operazione, i grandi guadagni, l’assenza di problemi per la salute  trattandosi di oli commestibili e l'assenza  di rischi seri in assenza di metodi analitici ufficiali.  Per rendersi conto della situazione basta ricordare che alcune aziende  imbottigliavano direttamente olio di semi di cartamo etichettandolo come olio di oliva. Negli anni 80-90  è arrivato  l'olio di nocciole, reso famoso dal sequestro nel 1991 alla ditta Riolio di Barletta di 1,8 milioni di litri di olio di nocciole, destinato ad aldulterare  18 milioni di bottiglie di olio extra vergine. Pochi anni fa si miscelava all’olio di oliva, olio di semi di girasole denominato Trisun oppure alto oleico. Anche l'olio di semi di palma trifrazionato, l'olio di sansa manipolato e l'olio di vinacciolo rientravano nel gruppo degli ingredienti preferiti dai contraffattori. Il trucco era semplice.

1374377040_a755107e38

Bastava  miscelare il 10-15% di questi oli all'olio extra vergine di oliva, per rendere il riconoscimento quasi impossibile rispetto alla capacità analitiche di quel periodo. I problemi e le lacune degli  organi di controllo erano conosciute dalle grandi marche italiane che per anni hanno seguito politiche commerciali ambigue.

Italian_olive_oil_2007
Negli anni 90  si registra la svolta e le grandi marche decidono di adottare  una politica indirizzata alla qualità. L’amara realtà di questa cronistoria è l'incolmabile  gap analitico  tra lo staff della repressione frodi e il gruppo agguerrito di operatori truffaldni . Quando i tecnici delle aziende inventano nuovi sistemi per trarre profitti illeciti i controllori riescono ad introdurre adeguate analisi per bloccare le furberie solo dopo qualche anno.
L’ultima furberia  è la dedorazione dell'olio di oliva spagnolo che è vietata  dalla legge, ma d fatto adottata su vasta scala  non essendo rilevabile con le analisi convenzionali.Questa ricorsa tra produttori  un po’ troppo disinvolti e controllori  in ritardo continuerà  fino a quando non verrà attivato un sistema di controlli più severo affidato ad operatori esperti.

Commenti

Mi piacerebbe sapere perchè si vende olio prodotto in Spagna. Non ci sono degli olivi in Italia? Perchè non si parla con chiareza sull'acquisto che fanno i produttori italiani scambiando l'olio italiano per quello spagnolo? Secondo me i furbi sono questi produttori italiani che commercializzano olio spagnolo come si fosse olio italiano. Pensavo che si doveva per forza indicare la provenienza delle olive...Questo della deodorazione è una nuova invenzione per giustificare la pessima qualità di alcuni oli italiani dicendo che sono spagnoli.

Vorrei sapere se èsiste un modo empirico per scoprire se un olio extra è deodorato. Per esempio esposizione alla luce e calore per un certo periodo, ecc.
Sono un produttore di olio è tutti i giorni combattiamo con la ristorazione che preferisce oli a euro 2,70 extravergini, ma sicuramente deodorati!!!

Conferiteci gli strumenti per fat capire alla ristorazione come si capisce che un olioè deodorato al di la delle analisi chimiche!!1


grazie

Non esiste un metodo empirico che io sappia.

La Pira

In merito a questi metodi empirici mi risulta da Commercianti di settore che lasciando l'olio deodorato in un contenitore trasparente al calore e alla luce diretta del sole (in particolare l'estate), l'olio viene visivamente a degradarsi e l'odore dello stesso risulta assai sgradevole. Ciò pare che sia dovuto alle particelle d'acqua presenti nell'olio, la quale proviene dal vapore a circa 100 °C che viene immesso nell'olio da deodorare e deacidificare.

Penso che tale problematica sia da segnalare alla rivista giornalsitica di settore www.teatronaturale.it

Noi produciamo olio extravergine 100% genuino e viene veramente apprezzato dai ristoratori di qualità. Ns. Azienda Olearia su: www.schirinzi.it

difendiamo l'olio italiano abbassiamo il valore dell'acidità!!!!!!! Questo può essere il modo più giusto per non essere ingannati. se l'olio fosse in francia l'avremo venduto come lo Champagne....

ci vorrebbero più controlli.. c'è sempre qualcosa che sfugge!!

Con il nuovo regolamento CE n. 61/2011 l'olio extravergine di oliva deodorato avrà strada dura. Infatti dall'1 aprile entrano in vigore i nuovi paramitri chimici per individuare appunto gli oli d'oliva deodorati.

Scrivi un commento