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ISTAT: I PRINCIPI ATTIVI DEI PESTICIDI USATI PER IL FRUMENTO TENERO AUMENTANO DEL 132%, PER IL MAIS DEL 216%!

Triticum_aestivum
L’anno scorso  la quantità di principi attivi contenuta nei 
pesticidi per coltivare frumento tenero  è aumentata del 132%, per il frumento duro dell’11,7%. Per il mais l’incremento riferito all’annata 2000/2001  è stato del +216%! Un altro dato sorprendente riguarda  la quantità di sostanze chimiche necessarie per le mele: 53 kg per ettaro dieci anni fa (adesso la situazione è cambiata  poco)!

In compenso è migliorata la situazione per l’olivo e la vite (vedi tabella). I numeri sono estrapolati dal rapporto Istat sull’impiego di prodotti fitosanitari (pesticidi, insetticidi e fungicidi) pubblicato il 2 settembre 2009. Questi numeri non vengono di solito diffusi dai giornali. Si preferisce tranquillizzare i consumatori dicendo che la presenza di residui su frutta e verdura è sotto controllo, che solo l’1% dei prodotti sul mercato ha un contenuto di sostanze chimiche superiore a quello stabilito  dalla legge.  Dal rapporto Istat però emerge un fatto indiscutibile, la quantità di prodotti chimici sparsi sul terreno rispetto a cinque anni fa è aumentata a dismisura.

Come si spiega ?  Una motivazione può essere collegata al prezzo elevato del grano nell’annata 2007/2008, che ha convinto le aziende agricole  a fare più trattamenti rispetto agli anni precedenti. Può avere inciso anche la scelta di seminare varietà di grano con rese più elevate ma meno resistenti alle malattie, che necessità di più trattamenti fitosanitari.  Secondo alcuni addetti ai lavori “la quantità di sostanze chimiche per ettaro è costante" quindi non c’è da preoccuparsi, perché l’incremento può essere collegato ai fattori atmosferici. Secondo Stefano Masini di Coldiretti  un altro rapporto l’Istat del 2007 sulla distribuzione  per uso agricolo dei prodotti fitosanitari riferito al decennio 1997-2007, registra un calo dell’8% di pesticidi utilizzati (da 167,1 mila tonnellate a 153,4) e ricorda che il numero complessivo dei principi attivi è diminuito da 1.000 a 335.

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Purtroppo  una parte non indifferente delle 153,4 mila tonnellate di prodotti chimici utilizzati ogni anno nei campi finisce nelle acque di superficie (corsi d’acqua e laghi) e nelle falde sotterranee che alimentano gli acquedotti. Secondo il rapporto dell’Ispra pubblicato nel dicembre 2008 (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che si occupa di monitorare l’impatto dei composti chimici usati  in agricoltura e nell’industria)  nel nostro Paese il 57,3% delle acque superficiali contiene tracce di pesticidi. Nel 36,6% dei casi si superano i limiti previsti per l’acqua potabile. Per le falde sotterranee la contaminazione riguarda il 31,5% dei siti esaminati. I limiti di potabilità sono superati nel 10,3% dei casi, situazioni che escludono  l’utilizzo delle acque stesse come fonte per acquedotti. I controlli e  le analisi hanno riguardato (nel 2006) 3400 siti, le sostanze rilevate sono state 131, soprattutto erbicidi, come la terbutilazina (usata  nelle coltivazione di sorgo e mais) presente nella metà dei campioni della pianura Padana. Il dato più allarmante riguarda, tuttavia, la presenza generalizzata di atrazina, erbicida vietato 17 anni fa, ma ancora molto presente nelle acque sia di superficie  sia sotterranee (17%), a riprova della lunghissima persistenza di alcuni pesticidi nell’ambiente.

Foto grano : creative common

Foto mais: creative common

I DATI ISTAT

Il confronto dell’Istat riguarda la situazione del frumento duro e del frumento tenero nell’annata agraria 2002-2003, rispetto a quella del 2007-2008. Anche per le altre  colture il calcolo è fatto considerando un intervallo di cinque anni ma con rilevazioni realizzate nel periodo che va dal 1999 al 2009. Per il melo esiste solo  il dato di dieci anni fa.

Frumento tenero

Nel periodo 2007/08, rispetto all’annata agraria 2002-2003 si rileva un aumento dei trattamenti eseguiti in campo da 1,5 a 1,9 con un incremento complessivo da 275.000 a 872.000 pari al 216%. L’incremento è dovuto in parte all’aumento della superficie trattata  +2,5   e all’aumento del numero di aziende che fanno trattamenti . Anche la quantità di principi attivi per ettaro registra un aumento di 201,8 mila kg pari ad un +132%. La dose media per ettaro è rimasta costante 0,8 kg.

Fumento duro

Nel periodo 2007/08, rispetto all’annata agraria 2002-2003 si rileva un aumento dei trattamenti eseguiti sul campo da 1,3 a 1,7 con un incremento complessivo da 925.000 a 1.561.000 (+68,8 %). L’incremento è dovuto in parte all’aumento della superficie  trattata ( +20%)e al numero di aziende che fanno trattamenti.

Anche sulla quantità di principi attivi per ettaro si registra un aumento complessivo di  48,4 mila kg  pari al +11,7%.   E’ vero che la dose media per ettaro è diminuita da 0,8 kg a 0,5 Kg, ma la riduzione si spiega perché i prodotti nuovi sono più concentrati e se ne usano meno.

Olivo, melo, mais, vite

L’ Istat  fornisce dati sul numero di trattamenti e sulle quantità di prodotti fitosanitari utilizzati per  altre colture. La rilevazione è fatta ogni cinque anni e offre un panorama significativo della situazione. Per la vite sia i trattamenti sia le quantità di sostanze chimiche per ettaro dimezzano da 24,1kg/ha a 15,6. Anche per l’olivo diminuiscono i prodotti chimici da 5,9 kg/ettaro a 3,5.  I buoni risultati finiscono qui . Per il mais  i trattamenti passano da 1,3 a 1,4 e la quantità di sostanze chimiche da 1,1kg/ettaro a 2,4 ! Questo dato è preoccupante perché la quantità di mais coltivata in Italia è notevole rispetto alle altre colture e l’incremento del +218% delle di sostanze chimiche per ettaro incide pesantemente  sul calcolo dei prodotti che finiscono nell’ambiente. Un altro dato che imbarazza molto è quello relativo ai campi di mele, dove 10 anni fa si usavano 53 kg di principi attivi per ettaro e adesso la situazione è cambiata poco.

Frumento tenero

2002/2003

 

2007/2008

 

Variazione  %

N° di trattamenti per ettaro/anno

1,5

1,9

 

N° di trattamenti complessivi in Italia

275.000

872.000

+ 216,0

Kg di principi attivi usati  Italia

152. 771

354. 614

+ 132,1

Superfice trattata  in ettari

181.035

455.481

+ 151

 

 

 

Frumento duro

2002/2003

 

2007/2008

 

Variazione  %

N° di  trattamenti per ettaro/anno

1,3

1,7

 

N° di trattamenti complessivi in Italia

925.000

1.561.000

+ 68,8

Kg di principi attivi usati in Italia

412. 274

460. 676

+ 11,7

Superfice trattata  in ettari

745.648

916.797

+ 22,9

 

 

 

    

 

Tipo di coltura

 

Melo

 

Vite

Olivo

 

Mais

 

Anno di rilevazione

1999/00

 

1998/99

2004/05

2000/01

2005/06

2001/02

2006/07

N° di trattamenti

ettaro/anno

10,1

6,8

2,9

1,4

7,3

1,3

1,4

Kg di principi attivi per ettaro

 

53

24,1

15,6

5,9

3,5

1,1

2,4

    

 

 

 

Commenti

Quel che Stefano Masini di Coldiretti non dice e' che il cessato utilizzo di parte cospicua dei pesticidi (pigliando per buono il dato all'ingrosso "da 1.000 a 335") non dipende da improvvisa folgorazione sulla via di Damasco da parte dei precedenti utilizzatori, ma da intervenuti -per quanto tardivi- divieti delle autorita' sanitarie (il nostro Istituto Superiore di Sanità includeva gia' nel lontano 1992 molti pesticidi tra le cause probabili dell'aumento di alterazioni del sistema endocrino e di numerosi tipi di tumore ).
Nulla dice neppure rispetto al fatto che nelle acque di falda si trovano sostanze chimiche vietate vent'anni fa perche' tossiche e nocive, ne' sul fatto che nel 2008 le analisi ufficiali hanno trovato residui di pesticidi sul 17.1% degli ortaggi e sul 46.2% della frutta venduti in Italia (alla faccia del "mantieni la salute mangiando almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno").
Il "chilometro zero" e la "filiera corta" propugnati da Coldiretti sono belle cose, ma sarebbe bello anche che qualcuno ci spiegasse se e' davvero saggio acquistare a "chilometro zero" prodotti con residui chimici , magari direttamente dall'agricoltore che ha distribuito i pesticidi finiti nelle nostre acque di falda e che ha atteso il divieto europeo per cessare l'uso di quelli di cui era noto da tempo il rischio per la salute dei consumatori e dell'ambiente.

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