In America la Food Drug Administration ha diffuso un comunicato sui rischi
per la salute correlati alla presenza
di Bisfenolo A (BPA) in alcuni
recipienti di plastica per alimenti. Un anno fa la stessa agenzia non aveva
adottato provvedimenti restrittivi dopo la pubblicazione di alcuni studi che
avanzavano riserve sulla presenza di questo additivo nel cibo. A distanza di un
anno la situazione sta cambiando, in seguito ad alcuni studi tossicologici
realizzati negli USA dall’Istituto nazionale della salute (NIH). I sospetti
riguardano potenziali effetti dannosi del Bisfenolo sulla prostata, sul
cervello, sul feto e sui bambini. Un
grosso investimento è stato destinato all’avvio di nuove ricerche. La FDA si dichiara
d’accordo sull’iniziativa, già adottata spontaneamente da diverse aziende
americane, di non usare più BPA per i biberon (la velocità di migrazione del BPA aumenta di 55 volte quando le bottiglie
di policarbonato contengono bevande calde). In altri paesi come il Canada le autorità sanitarie hanno vietato da
tempo l’uso di BPA nei recipienti per i prodotti alimentari.
La questione del Bisfenolo A è stata
segnalata anche pochi mesi fa dalla rivista dei consumatori americana Consumer
Reports, che in un test condotto in laboratorio su alcuni alimenti
confezionati ha trovato tracce della sostanza tossica in quasi tutti i 19
prodotti (succhi di frutta, verdure in scatola, tonno, carne in scatola,
conserve, pelati, zuppe, piatti pronti), compresi gli alimenti biologici. Le
linee guida consigliano un’esposizione giornaliera di 50 microgrammi di BPA per
kg di peso corporeo, ma si tratta di un valore degli anni 80.
Anche l’Autorità per la sicurezza alimentare europea (EFSA) nel 2006 raccomandava come livello di assunzione massima tollerabile 50 microgrammi per kg di peso al giorno (cioè 0,30 mg per un bambino di 6 kg e 3 mg per un soggetto di 60 kg). La regolamentazione del Bisfenolo A è però molto discussa. L’auspicio di una parte del mondo scientifico è che le nuove ricerche siano l’occasione per rivedere i limiti massimi di residui (LMR) ammessi per tutelare meglio la salute di bambini e neonati che sono ritenuti molto più sensibili agli effetti negativi del BPA rispetto agli adulti. Il BPA può avere effetti negativi anche sulla tiroide, gli studi di laboratorio e recenti ricerche sull’uomo associano un’elevata esposizione con rischi di abortività, alterato sviluppo fetale con ricadute a lungo termine sulla salute (infertilità, sistema nervoso). La lista degli Interferenti endocrini comprende oltre al Bisfenolo A, le diossine e i ritardanti di fiamma utilizzati in apparecchiature elettroniche, nei tessuti di arredo e nelle tappezzerie. «Il problema– spiega Alberto Mantovani tossicologo dell’Istituto Superiore di Sanità – è che i ritardanti di fiamma pur essendo diffusissimi e avendo un elevato indice di tossicità sono usati liberamente e non esistono limiti di presenza negli alimenti. Si tratta di sostanze poco biodegradabili che, disperdendosi nell’acqua e nel terreno si accumulano nel grasso degli animali, e finiscono inevitabilmente nella catena alimentare, col risultato di essere ingeriti dall’uomo attraverso latte, carne, pesce”
Il
Bisfenolo A è uno dei principali additivi utilizzati nella plastica ed è classificato
come interferente endocrino (IE). Si aggiunge alle materie plastiche (policarbonato) e alle resine per ammorbidirle e facilitare la lavorazione industriale. La
lista degli oggetti che possono contenere BPA è molto lunga e comprende: biberon, stoviglie (piatti, tazze, insalatiere e
bicchieri di plastica), contenitori per forni a microonde, recipienti,
rivestimento delle lattine e serbatoi per l’acqua ricaricabili. Il bisfenolo A si trova anche nelle
resine epossifenoliche, impiegate nel rivestimento interno di alcune scatolette
per alimenti e bibite, di alcuni
coperchi metallici degli omogeneizzati, barattoli e bottiglie di vetro,
e anche nei serbatoi domestici dell’acqua potabile e nei tini per il vino.
Il New York Times ha dedicato il 16 gennaio un
lungo articolo alla questione BPA.
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TAGS: BIBERON, BISFENOLO A, EFSA, FDA, IMBALLAGGI ALIMENTI, SICUREZZA ALIMENTARE
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