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“COSI’ CI UCCIDONO”, UN LIBRO MOLTO ALLARMISTICO E POCO INTERESSANTE

 
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Emiliano Fittipaldi 
giornalista del settimanale l’Espresso  ha pubblicato pochi giorni fa il libro “Così ci
uccidono”
  di  Rizzoli.  Un titolo così efficace fa pensare ad un testo documentato,
ad un’analisi approfondita, ad un contributo importante su un tema delicato
come la sicurezza alimentare e ambientale. Non è così.  Il lettore si trova di fronte ad una
serie di episodi descritti in modo superficiale e caratterizzati da un tono
allarmistico e catastrofico. L’autore tratta nello stesso modo  scandali come quello della mozzarella
alla diossina, degli ormoni, dell’olio 
extra vergine alla clorofilla, del latte con Itx o del Sudan 1. Secondo
l’autore  in tutti  questi incidenti ci sono sostanze
cancerogene, che provocano tumori o gravissime  patologie. L’Autore contesta il parere dell’Efsa sul latte
all’Itx perché secondo gli esperti  i fattori di rischio per i bambini somo marginali.  Fittipaldi elenca più  volte alcuni dei sequestri  segnalati giornalmente dal sistema di
allerta europeo (Rasff)
con un tono di apocalisse, quando si tratta di
ordinaria  amministrazione. Anche
la vicenda del colorante Sudan 1 neurotossico aggiunto al peperoncino, è trattata
in modo allarmistico .  E’ vero che
la vicenda ha interessato centinaia di aziende in tutta Europa ed è andata avanti per due anni,  ma va detto che le
quantità erano davvero minime e il rischio per i consumatori abbastanza
limitato.  Il pensiero dell’Autore è molto chiaro:
«Sofisticare il cibo, risparmiare sulla materia prima  e usare conservanti 
e additivi pericolosi  è un
affare troppo redditizio. Impossibile bloccare con pochi mezzi e leggi permissive
un business criminale, che vede coinvolti 
produttori senza scrupoli sparsi in mezzo mondo. Il veleno nel piatto
sta così sventando  una certezza,
un  fenomeno subito passivamente
dal consumatore che spesso accetta il rischio di mangiare adulterato».



Confesso di avere letto solo il primo capitolo “Consigli ai
buongustai”, perché questo giornalismo superficiale e scandalistico crea solo
panico. I problemi esistono  e
bisogna sollevarli, ma non si possono presentare  sempre come un attacco gravissimo alla salute dei cittadini. Una parte
di questi episodi rappresentano frodi commerciali, in altri casi le quantità
di sostanze tossiche sono talmente minime che  il rischio è ridotto,  anche se la legge impone
giustamente  il sequestro e il
ritiro il prodotto dal mercato.  Certo ci sono anche questioni serie come la questione dei controllori dei prodotti Dop , ed è anche vero che esistono i produttori  furbi  ma non è questo un buon motivo per creare allarmismo  alimentare.

Una sola frase 
nel capitolo cerca di tranquillizzare il lettore “La qualità del cibo in
Italia è generalmente buona. Il problema sono le eccezioni che  si stanno moltiplicando  a 
ritmi frenetici”.
Troppo poco .

L'autore non dice  che in  Italia i controlli sono molti ma poco  organizzati e che  in ogni caso la situazione sul fronte
della sicurezza alimentare negli ultimi 50 anni è migliorata tantissimo, grazie
alle regole europee, al lavoro delle  Asl  e dell’Efsa.
Adesso forse si fanno più frodi commerciali, ma il  vero
problema per la salute dei cittadini riguarda lo stile alimentare troppo
orientato verso il cibo spazzatura. Un altra questione dimenticata  nel libro riguarda  le contaminazioni  alimentari causate da Salmonelle, Listeria, Campylobacter
oltre al troppo sale e troppo zucchero presenti nel cibo industriale. Sono questi i nemici  da combattere oltre alle frodi.

© Roberto La Pira, Nova 100 – Il Sole 24 Ore