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Expo 2015 – Claudia Sorlini, preside di Agraria a Milano, propone un modello di agricoltura periurbana

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"Per
un’altra campagna"
è il titolo di un nuovo libro di Maggioli Editore (12 €) realizzato da un gruppo di professori universitari che propongono una serie di riflessioni  sull'agricoltura periurbana. 

Per descrivere   questo libro bisogna  leggere  alcune parti del capitolo  firmato da Claudia Sorlini (preside della facoltà di Agraria
dell'Università degli Studi di Milano
). Il testo   riassume in modo efficace cosa si potrebbe fare nei prossimi 5 anni in vista dell'Expo per riscoprire il legame tra Milano e la  campagna circostante. La proposta è in linea con quanto detto da Carlo Petrini un
anno fa a Milano 
«Per Nutrire il pianeta, come  recita lo slogan dell’Expo 2015, dobbiamo prima
di tutto dimostrare di sapere nutrire questa città,  rivalutando le marcite, i fontanili,  le produzioni agricole locali e puntare
sulla biodiversità, sulla rete fluviale e sul la cintura verde che circonda il
territorio”
.


Agricoltura
periurbana di qualità: una sfida per i prossimi 5 anni

Claudia
Sorlini

…… Le città sono in 
continua espansione territoriale con una forte accelerazione negli
ultimi anni: oggi più del 50% della popolazione mondiale vive nelle città. E’
una tendenza che investe tutti i paesi del mondo e che porta alla creazione di
megalopoli difficilmente gestibili, e che interessa soprattutto i paesi in via
di sviluppo. Infatti delle 20 megalopoli con più di 10 milioni di abitanti solo
4 si trovano in paesi sviluppati. E’ in larga misura il risultato
dell’abbandono delle attività legate all’agricoltura, all’allevamento del
bestiame e alla pastorizia. Seppur in misura minore, l’aumento delle aree urbanizzate
continua anche in Italia in un modo non adeguatamente controllato.

Foto : Flickr
cc
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Infatti le aree agricole attorno alle città cessano di
svolgere pienamente la funzione cui erano destinate e cedono via via parti
delle loro attività, mano a mano che porzioni di terreno sempre più ampie  vengono destinate ad insediamenti e a
infrastrutture. E’ così che attorno alle città si crea un’area degradata, dove
l’agricoltura ha perso parte delle sue funzioni e dove l’area urbana ancora non
ha acquisito una fisionomia organizzata. Si tratta di un’area priva di identità
funzionale e morfologica,che resta tale fino a quando il successivo incalzare
della città  non dà il colpo di
grazia alla campagna e sposta alla fascia più esterna gli stessi problemi di
erosione delle attività agricole e di identità. Non tutte le colpe comunque
possono essere addossate ai comuni, che, per lo più in difficoltà per le scarse
risorse messe loro a disposizione, cercano di incrementare gli oneri di
urbanizzazioni per recuperare il denaro necessario destinato ai servizi sul
proprio territorio.

Scendendo su scala locale, anche la pianura Padana non è
esente da questo fenomeno. E’ la più ampia e la più fertile delle pianure
italiane, di cui rappresenta il 60% del totale. Anche essa, seppur in misura
inferiore alle altre, sta subendo quotidianamente un’aggressione continua da
parte del processo di espansione delle città.

Gli strumenti di gestione del territorio, che prevedono
la frammentazione di gran parte delle competenze sui singoli comuni, non
permettono di attuare una gestione integrata di vaste aree (che superano i
confini regionali)……

Oltre alla carenza degli strumenti di governo, esiste
anche una grave carenza di conoscenza del ruolo  dell’agricoltura. Troppo spesso questa è considerata ancora
come un’attività relegata alla funzione di produrre alimenti per l’uomo sia
direttamente, sia indirettamente fornendo nutrimento al bestiame. Al contrario
il ruolo dell’agricoltura, è molto più ampio: l’agricoltura produce paesaggio,
sostiene la biodiversità (solo coltivando in campo le sementi e allevando gli
animali si favorisce l’evoluzione genetica, funzione che non può attuarsi
attraverso la conservazione del germoplasma in laboratorio, ciò che
comporterebbe la deriva genetica), cura l’ambiente attraverso la regimentazione
delle acque e ne garantisce un uso appropriato, controbilancia la produzione di
anidride carbonica, difende il suolo dalle erosioni; conserva la memoria
storica delle tradizioni e le rinnova alla luce delle più attuali acquisizioni
tecnologiche; contribuisce a conservare un ambiente nel quale la città ed i
suoi abitanti possono ritrovare il verde e i percorsi attraverso le zone rurali
che la città non ha divorato. Inoltre le aree rurali, come quelle attorno a Milano,
spesso sono ricche di testimonianze storiche di grande valore, dalle vecchie
cascine alle dimore padronali, dai castelli alle abbazie che costituiscono un
insieme dove storia, cultura, tradizione si declinano con agricoltura,
economia, servizi, tempo libero, educazione dei giovani. …..Tuttavia nella
valutazione delle aree agricole periurbane queste esternalità positive non
vengono minimamente considerate ai fini della valutazione economica. E la
continua erosione viene perpetrata spesso con troppa disinvoltura e noncuranza.

Quanto detto sull’agricoltura non deve essere inteso come
una difesa ad oltranza di una attività che certamente ha i suoi risvolti
problematici e punti deboli: agricoltura e zootecnia possono essere inquinanti.
L’uso di fertilizzanti, l’impiego eccessivo di antiparassitari l’impatto degli
allevamenti zootecnici (odori e 
produzione di deiezioni zootecniche) sicuramente  sono problemi, che tuttavia, attraverso
le normative vigenti e le innovazioni tecnologiche realizzate finora, possono
essere tenuti sotto controllo (uso di antiparassitari a bassa tossicità e
rapidamente biodegradabili, consolidamento dell’agricoltura biologica che non
usa prodotti agrochimici e dell’agricoltura integrata che li riduce al minimo;
sistemi di gestioni delle deiezioni con recupero energetico, ritorno
all’azienda integrata con agricoltura ed allevamento insieme ecc.), come
dimostra l’impegno degli operatori agricoli in questa direzione.

Parcosud

La fruizione delle aree rurali attorno alla città da
parte degli abitanti delle città, non solo per svago, tempo libero e sport, ma
anche come palestra di apprendimento (vedi le numerose visite guidate di scuole
ad aziende, musei della cultura contadina, agriturismi  ecc.) è crescente. Nell’ultimo decennio
in particolare, con l’evoluzione dell’interesse dei cittadini per i cibi sani
ed ecologici, è cresciuto anche il loro interesse, in quanto consumatori, per i
prodotti dell’agricoltura di prossimità e la gita in campagna ha anche lo scopo
di acquistare gli alimenti direttamente dai produttori. ….

Dunque nel modello di agricoltura periurbana la funzione
di produrre alimenti destinati non genericamente a qualsiasi mercato, ma a
quello della città contribuirebbe ad assegnare all’agricoltura periurbana un
ruolo ancora più pregnante che potrebbe diventare un modello esportabile in
altri paesi. Non è certo un’idea nuova perché anche altre città d’Europa si sono
già mosse da tempo in questa direzione. La specificità di Milano è che questa
città tutto attorno ha vaste aree agricole, e vanta il più vasto parco agricolo
d’Europa, il Parco Sud Milano, che in passato è stato studiato ed invidiato da
molti Paesi. Alcune delle numerose cascine, tra l’altro sono di proprietà del
comune. …

 E’ evidente che l’agricoltura periurbana non potrà mai
nutrire completamente la popolazione di Milano, perché certi alimenti
richiedono altri climi, (es. olio d’oliva, frutta ecc.), ma è anche vero che vi
può contribuire in una certa misura, soprattutto in una ipotesi di
diversificazioni delle produzioni in queste aree, in funzione della
destinazione mirata dei prodotti.

L’EXPO potrebbe essere l’occasione per creare un modello
praticabile di agricoltura periurbana di ampia portata, viste le risorse
agricole di cui Milano e la sua provincia dispongono e visto anche quanto la
popolazione apprezza queste risorse.

In questa prospettiva è necessario difendere
l’agricoltura e gli agricoltori assediati dall’espansione urbanistica, anche
attraverso una regolamentazione degli affitti (i proprietari impongono contratti
di breve durata che non consentono la realizzazione di progetti di respiro) e
una pianificazione che escluda le colate di cemento che riducono l’agricoltura
periurbana ad area sempre più marginale ….. Abbiamo 5 anni di tempo per
sviluppare anche nei fatti una proposta convincente di agricoltura periurbana
ispirata ad interessi comuni di abitanti della città e della campagna e per  portare in Europa un modello che
potrebbe essere invidiato e imitato.

Claudia Sorlini