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Il libro Pane e bugie di Bressanini racconta storie interessanti, ma dimentica quella degli OGM


2493603398_4035e49388 Foto : flickr
Il
libro di Dario Bressanini “Pane e bugie” edito da Chiare lettere è scritto bene.
Alla fine si concorda con l’autore sulle informazioni approssimative di molti
giornali, sui alcuni luoghi comuni troppo scontati, e si può solo sottoscrivere
l’invito rivolto ai media ad affrontare certi argomenti in modo più documentato.
Nel libro ci sono diversi spunti interessanti, ma l’elemento critico è l’ambiguità
nella descrizione dei prodotti OGM, presentati  come se si trattasse di innesti. Non è così. Un OGM tra vegetali
e animali non è banale e nemmeno naturale, e forse per questo motivo una parte la
comunità  scientifica non ritiene
opportuno utilizzare questi sistemi per omologare le colture più importanti del
mondo (mais, soia, riso …)  

C’è
una storia che Bressanini non tratta nel libro. La storia è quella dei “signori
Ogm”, che  20 anni fa in un
incontro a Milano dichiFoto : aravano di non volere etichettare la soia e il mais transgenico
destinato all’Europa, perché non potevano!  Questa bugia dettata da motivi mercantili, era l’unica strada
percorribile per impedire ai cittadini e al mercato di scegliere cosa comprare.
L’altra storia  che un libro come “Pane e bugie“ dovrebbe raccontare riguarda
i controlli per verificare la presenza di OGM negli alimenti. Questi controlli in
Europa sono  stati ufficializzati
4/5 anni dopo l’ingresso dei semi transgenicai permettendo così alle
multinazionali di invadere il mercato e di contaminare le filiere
. Adesso che bisogna  scrivere
sugli alimenti se gli ingredienti provengono da materie prime OGM nessuno li
usa e nessuno  li compra, chissà perché?
Se si raccontavano meno bugie 20 anni fa, forse adesso non dovremmo discutere di questi problemi.

Roberto La
Pira  27 aprile 2010
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