Foto: Flick
Il 13 maggio a Cremona si terrà la prima simulazione di
un “allarme alimentare” per verificare il funzionamento dell’Unità Nazionale di
Crisi diretta dal Ministero della Salute. L’idea è interessante perché in
Italia la gestione degli allerta sugli alimenti è un po’ confusa e poco
trasparente. Il progetto è pensato per fronteggiare anche un eventuale attacco
terroristico in grado di minare la sicurezza nazionale.
Diciamo pure che questo aspetto risulta
assolutamente secondario, visto che gli attacchi “atipici” in
Italia sono stati due (1978 pompelmi Israeliani contaminati da blu di metilene
e nel 1998 due confezioni di panettone Motta contaminati con veleno
per topi) e non ci sono mai stati ricoveri ospedalieri.
Secondo SecuFood (Security of European Food
supply chain) uno studio finanziato dalla Direzione Generale per la
Giustizia, la Libertà e la Sicurezza della Commissione Ue, dal 1950 ad
oggi in tutto il mondo sono stati accertati 450 episodi di contaminazione
dolosa, ma solo un episodio di vero terrorismo alimentare. Si tratta di un
dato assolutamente trascurabile rispetto ai 50/80 casi di allerta che
ogni settimana vengono segnalati dall’Unione Europea attraverso il sistema
Rasff ( oraganismo con sede a Bruxelles che informa sui prodotti nocivi per la
salute commercializzati tra i vari paesi dell’UE). A questa cifra si
sommano centinaia di lotti ritirati nell’ambito dei controlli di routine
di ogni nazione, non contabilizzati dall’UE trattandosi di prodotti
venduti localmente.
La simulazione dell'allarme alimentare a Cremona,
permetterà di valutare l’efficienza delle strutture, le dinamiche e la
rapidità dell'intervento. La simulazione dovrebbe focalizzare
l’attenzione sui punti deboli della catena è sul sistema di
coordinamento tra i vari enti coinvolti. A me sembra che le lacune siano ancora
evidenti, basta ricordare che in molti paesi i siti delle autorità
sanitarie riportano in dettaglio l'elenco di tutti i prodotti e di tutti i
lotti ritirati dagli scaffali dei supermercati, mentre da noi, avviene solo per
eventi eccezionali.
Negli ultimi mesi si sono registrati tre casi sospetti di botulismo e la notizia è apparsa sul sito del Ministero della salute. Nonostante ciò la notizia del ritiro non è stata rilanciata dagli organi di stampa, anche se si tratta di un pericolo molto serio per i consumatori. Questo aspetto dimostra quanto sdia ancora scarsa la comunicazione nei confronti dei consumatori quando bisogna segnalare un pericolo grave. La simulazione dovrebbe servire alle istituzioni a gestire meglio le crisi ricorrenti, senza impaurire i consumatori, come invece avviene regolarmente per ogni scandalo anche se non ci sono buoni motivi.
Purtroppo le lacune maggiori nelle vicende
di allerta
alimentare riguardano il sistema di
comunicazione. In Italia non esiste
un’unità di crisi in grado di gestire l’informazione e
questo
lascia spazio ad articoli sui giornali, servizi televisivi e interventi
di addetti
ai lavori che creano il più delle volte
confusione e impauriscono i cittadini.
La fiction-simulazione di Cremona potrebbe iniziare con
l’annuncio dell’Asl di Torino che segnala a Roma una partita di latte in
polvere contaminato da melammina, oppure di un lotto di proteine idrolizzate di
soia contaminato da salmonella o di un carico di peperoncino rosso trattato con
un additivo cancerogeno (tutti casi veri registrati in Europa e in America e
che hanno coinvolto diverse centinaia di aziende). Le altre puntate della
fiction-simulazione le racconteremo in diretta.
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Roberto La Pira 29 aprile 2010 © Riproduzione riservata
CATEGORIE: CAMPAGNE RICHIAMO , media, prima pagina
TAGS: ALLERTA ALIMENTARE, CREMONA 13 MAGGIO 2010, MINISTERO SALUTE, RASFF, SICUREZZA ALIMENTARE
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