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Dopo la visita al campo Rom di Milano nell'ex Innocenti hai paura di essere contagiato da tanta povertà

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Pochi giorni fa sono entrato nel campo Rom sorto spontaneamente nell’ex fabbrica Innocenti di Lambrate a Milano. Ero con due volontari che portavano vestiti e un bellissimo passeggino rosso (usato) per Francesco, un bambino di sei mesi nato all’Ospedale Sacco che non ha mai avuto un passeggino!

E’ stata un’esperienza unica. Pensare che a Milano  esiste a pochi metri dalle case di Rubattino, un campo di tende e baracche dove vivono 200 persone in totale povertà fa accapponare la pelle.  Per rendersi conto delle condizioni bisogna entrare, ci sono almeno 30 bambini piccoli. Alcuni corrono, altri sono in braccio alle mamme e altri ancora sono in tenda malati. Qualcuno riconosce e abbraccia festosamente le maestre venute a trovarli. Le feste finiscono qui. Il campo è un ammasso di tende canadesi da 2-3 posti e di poche baracche dove queste persone vivono, mangiano, dormono e fanno l’amore in condizioni “disastrose”. L’unica nota di colore è un vecchio televisore collegato ad un generatore che funziona qualche ora di sera.  Quando cammini nel campo tra ciottoli e sassi ti assale un senso di disagio e di paura.  Hai paura di vedere tanta miseria e tanta povertà. Ti sembra di essere in un campo profughi africano senza servizi e senza acqua,  invece sei a Milano. Quando cammini in mezzo alle cucine improvvisate con i mattoni e saluti le persone, hai paura di essere contagiato da tanta povertà. La cosa che ti colpisce di più sono le mamme che chiedono pannolini e qualche papà che chiede lavoro. Su tutte le tende c’è un cartello che dovrebbe evitare la distruzione quando sarà deciso l’ennesimo folle sgombero.

Questa tenda è la casa della famiglia che la abita ed è un dono dei volontari di Rubattino–Lambrate.
Chiediamo alle forze dell'ordine, garanti della legalità, di rispettare questa tenda e i beni delle persone che vi abitano, osservando così la loro dignità’ e il loro diritto fondamentale al domicilio e alla vita familiare, protetti dagli art. 14 e 29 della costituzione, dagli art. 7 e 33 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dall’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dalle prescrizioni delle Nazioni unite in materia di sgomberi forzati.


L’aspetto  paradossale  della vicenda è che il campo si trova a pochi metri da quello sgombrato 10 mesi  fa dalla giunta milanese. Prima di uscire vedo un gruppo di ragazzini rom che giocano con una bicicletta senza un copertone!
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Con quale coraggio  si possono sgomberare queste persone togliendo loro le tende e le poche misere cose che hanno.  Una soluzione immediata e miracolosa non esiste, tanto meno lo sgombero che sposta il problema da una zona all’altra. Una risposta è stata data dal mondo del volontariato, che negli ultimi mesi ha trovato  lavoro e casa a 14 famiglie. Il comune di Milano, anziché sprecare denaro negli sgomberi, potrebbe affiancare questi  percorsi di solidarietà e integrazione focalizzando l’attenzione  sui bambini che vanno a scuola. I bambini rom hanno il diritto di frequentare la scuola e noi abbiamo il dovere di aiutarli. “Quest’anno due ragazzini hanno concluso la terza media - mi dice una maestra orgogliosa - adesso devono frequentare una scuola professionale ….”.

Roberto La Pira
 

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