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Il quotidiano La Stampa di Torino inventa nuove scadenze per i prodotti alimentari, ma sbaglia (quasi) tutto!

“Si
può mangiare il cibo scaduto?” Così titolava un articolo pubblicato il  27 settembre sul quotidiano La Stampa.L’argomento
è interessante perché spesso in casa si butta  via cibo perfettamente  commestibile per timori infondati basati su preconcetti e
scarsa informazione. L’esempio di spreco più banale riguarda le confezioni di biscotti
o di pasta vicine alla data di “scadenza” o lo yogurt scaduto da pochi giorni
che finiscono nel cestino della spazzatura. Purtroppo
il discorso viene poi banalizzato e tradotto in una tabella che riporta le
scadenze dei vari prodotti e le conseguenze in caso di consumo dopo la data sulla
confezione. Lo schema indica anche i rischi per la salute e le eventuali
variazioni organolettiche.
  L’idea
è buona ma c’è un piccolo problema, buona parte delle informazioni sono assurde,
inventate e prive di senso. Vediamo i casi più eclatanti confrontando quanto
detto dal giornale e quanto succede nella realtà ipotizzando il rispetto delle
temperature di conservazione previste.

Pesce fresco: durata 3 giorni, dopo:
pericolo di intossicazione o avvelenamento

Non vero!

 Il pesce azzurro dura anche meno di tre
giorni, ma le altre specie arrivano tranquillamente a 5-6 giorni. Il pesce confezionato
in atmosfera controllata  supera i
7 giorni! Due esempi il salmone allevato in Norvegia  impiega tre giorni ad arrivare in Italia e si vende per
altri 4 giorni. Ci sono pesci pregiati che  arrivano anche dall’Australia e non scadono certo dopo 3 giorni.
 

Carne  fresca: durata 3 giorni, dopo: denaturazione proteica  e decomposizione.

Non è vero!

La
carne bovina fresca migliore frolla in frigorifero per 6-8 giorni e dopo
venduta al dettaglio. Purtroppo oggi nessun supermercato segue questa procedura
e la carne si vende subito dopo la macellazione. In ogni caso gli hamburger e
la carne tritata vanno consumati entro 24 ore dal confezionamento, come pure le
fettine di carpaccio. I pezzi di carne a taglio anatomico intero o di grosse
dimensioni da 0,5/1,0 kg  si
mantengono tranquillamente 5-6 giorni. La carne confezionata (fettine o
hamburger) in atmosfera controllata supera i 7-10 giorni.

Latte fresco: durata 5 giorni, dopo contaminazione
microbiologica, batteri
.

Non è vero !

Il
latte fresco per legge si mantiene 7 giorni dopo il confezionamento. In ogni
caso  se conservato bene si può
bere  tranquillamente anche dopo. Al
supermercato si trova anche latte pastorizzato a temperature superiori che arriva
a 20 giorni  mentre quello
microfiltrato si attesta sui 10.

Yogurt:  durata 1 mese circa, dopo perde molti fermenti.

Esatto.
Forse bisogna aggiungere che lo yogurt si può consumare tranquillamente anche 7-10
giorni dopo la scadenza se il vasetto non presenta alterazioni evidenti (rigonfiamenti
o  muffe).

Olio di oliva: durata 18 mesi, dopo perde
valore nutrizionale, alterazioni del gusto.

Parzialmente vero. L’olio va consumato preferibilmente entro 12 mesi soprattutto
se conservato in condizioni non ottimali (bottiglie di vetro di colore chiaro e
a temperature elevate). Alcuni produttori indicano intervalli più ampi per
evitare rese da parte dei negozianti. Il gusto su perde comunque progressivamente
soprattutto se si tratta di oli “delicati”  e di colore chiaro. Il valore nutrizionale a livello di calorie
è identico,  mentre con il passare
del tempo diminuiscono la quantità di calorie e di antiossidanti.

Pomodori pelati durata 2-3 anni, le
caratteristiche organolettiche restano integre solo per 6-9 mesi.

Non è vero !

I
pelati come pure  le altre conserve
di pomodoro  mantengono integre le
caratteristiche organolettiche a lungo. Forse non proprio fino alla scadenza ma
sicuramente per 2 anni .

Caffè: durata 16-18 mesi, dopo:
perde l’aroma.

Non è vero! Dopo 12 mesi il caffé macinato ha già perso una parte considerevole
dell’aroma.   Consumarlo dopo 16-18
 mesi come indicato sulle
confezioni di  alcuni produttori non
è proprio una buona idea. Solo il caffé confezionato in lattine di metallo e in
atmosfera protettiva  mantiene così
a lungo l’aroma.

Il
bilancio alla fine è disastroso, ma confidiamo in un recupero nei prossimi
articoli su questo argomento da parte del quotidiano che, a parte questo
scivolone, resta comunque un buon giornale .

Roberto
La Pira (www.ilfattoalimentare.it)

Foto:Photos.com