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A Milano continuano gli sgomberi dei campi Rom, i bambini non vanno a scuola.

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Milano, 21 ottobre 2010


Questa mattina alle ore 8.00 è iniziato da parte delle forze dell’ordine lo sgombero del campo rom
abusivo di Redecesio (Comune di Segrate), nel quale avevano trovato rifugio le famiglie
“plurisgomberate” dell’ex campo di Rubattino.
Il campo di Redecesio ospitava circa 80 persone, molti bambini, 19 dei quali inseriti in percorsi
scolatici. Questi bambini, questa mattina non hanno potuto raggiungere i loro compagni in classe.
Le modalità dello sgombero sono state quelle consuete: nessun preavviso, pochissimo tempo per
portare via tutto, poi la distruzione con le ruspe.
Lo sgombero è stato eseguito dai Vigili di Segrate (pochi) e dai Carabinieri (molti).
Erano presenti alcuni genitori dell’Associazione Genitori di Feltre, le mamme e le maestre di
Rubattino e i volontari di diverse Associazioni (S. Egidio e altre).
Erano assenti i Servizi Sociali del Comune di Segrate.
Alle ore 11, quando le ruspe hanno finito il proprio lavoro, agli abitanti del campo è stato ordinato
di disperdersi.
L’Associazione Genitori della scuola Munari (Feltre) e le mamme di Rubattino condannano questo
ennesimo atto di violenza.
ASSOCIAZIONE GENITORI SCUOLA
ELEMENTARE “BRUNO MUNARI”

 

 

Un’insegnante racconta la vicenda della bambina rom: dalle baracche di via Rubattino a viale Ortles E oggi è tornata con la famiglia sulla strada

Dorina ha 11 anni, è una bella bambina, gentile e generosa. Dopo essere stata sgomberata dal campo irregolare di Ru­battino, con eroica fatica, il 13 settembre ha ripreso a frequentare la scuola e ogni matti­na, senza cartella, senza quaderni e mate­riale didattico «senza il quale ai nostri figli non ci sogneremmo mai di far varcare la por­ta di un’aula scolastica» racconta Laura Ter­ni, insegnante laica, dal dormitorio di viale Ortles (dove è stata accolta con la madre su­bito dopo lo sgombero), prendeva l’autobus, naturalmente, senza biglietto.
Dorina, insieme ad altri bambini ospita­ti «nel sottoscala del dormitorio» parteci­pava al doposcuola, organizzato dall’in­segnante volontaria che, insieme ad altre operatrici si erano prese a cuore la vi­cenda dei piccoli studenti sgomberati e dedicavano loro due pomeriggi la set­timana in viale Or­tles.
 «L’ultima volta che ho visto Dorina è stato mercoledì scorso – prosegue nel suo racconto l’insegnante – sabato le avevo comprato un piccolo ombrello per andare a scuola perchè il lunedì precedente, con la pioggia e il fred­do, l’avevo trovata nella branda con la febbre alta. Oggi è mercoledì ma in viale Ortles non c’è più Dorina ad attendermi. I rom sono sta­ti costretti ad andarsene a piccoli gruppi e per non essere separati e restare uniti hanno deciso di spostarsi in una situazione ancora più precaria». La mamma di Dorina aveva infatti deciso di non abbandonare la sorella, che con un bimbo di otto mesi aveva scelto di ricongiungersi con il marito, lasciando il dormitorio (gli uomini non vengono accolti nella struttura comunale).
La storia di Dorina e della sua insegnante del doposcuola è una storia nuova, nata da un in­contro: «Ci sono insegnanti ma anche stu­denti universitari volontari che, insieme a noi, hanno conosciuto questi bambini nei corsi doposcuola e ancora adesso continua­no a seguirli – racconta Stefano Pasta, vo­lontario della Comunità di Sant’Egidio che da anni opera con i nomadi – malgrado le mille difficoltà, per tutti. Si è formato un grup­po di cittadini che, coordinati da noi, si met­tono insieme e decidono di fare qualcosa. Noi 'promuoviamo l’incontro' tra i rom

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