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La pubblicità mercifica il corpo delle donne. Il Giurì censura un calendario con 12 foto di pube e le mutande di Richbell


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Il Presidente del Comitato di Controllo del Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha censurato il calendario allegato alla rivista "Rolling Stone" del mese di gennaio 2011, realizzato dal Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale perché le immagini violano la dignità della donna.
Le foto mostrano ogni mese l'immagine in primo piano di un pube femminile come se fosse esposto in vetrina, equiparando il pube alla "pelle conciata"  sezionata e trasformata in borsette, scarpe ecc.

Secondo il Giurì "la scomposizione del corpo umano in parti anatomiche esibite in modo provocatorio e "una modalità espressiva degradante e lesiva della dignità umana. La persona ricorda la sentenza "riveste una valenza ben superiore a quella derivante dalla combinazione delle diverse parti anatomiche”. In questo caso  messaggio è ancora più degradante perché la parte del corpo femminile viene accostata ai processi di conciatura della pelle, realizzando un ingiustificato svilimento della dignità e la mercificazione del corpo femminile. Il particolare anatomico viene utilizzato a fini meramente commerciali, con lo scopo unico di colpire l'attenzione del pubblico ad ogni costo.


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Anche la pubblicità della  linea underwear "Richbell" è stata censurata  perché  mostra il profilo di un uomo rivolto ad un gruppo di quattro donne sedute su un divanomentre abbassa i boxer e le donne reagiscono con fare ammiccante e allusivo.
Ad avviso del Comitato di controllo el Giurì,  la raffigurazione presenta un'evidente volgarità in contrasto con l'art. 9 del Codice. L'assoluta gratuità dell'espressione figurativa utilizzata si pone come unicamente finalizzata ad attrarre a tutti i costi l'attenzione del pubblico, per imprimerne nella mente il marchio, legandolo ad una rappresentazione maliziosa e provocatoria non giustificata dal prodotto pubblicizzato.

Un milione di donne e uomini sono scese in piazza domenica 13 febbraio anche contro questa mediocre pubblicità.

Roberto La Pira