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Diossina nel pesce: vietata la vendita di anguille nel lago di Garda. Un provvedimento necessario che non deve creare allarmismo

Diossina nel pesce: vietata la vendita di anguille nel lago di Garda. Un provvedimento necessario che non deve creare allarmismo

Il ministero della Salute il 17 maggio ha vietato la commercializzazione  delle anguille provenienti dal lago di Garda, perché sono risultate contaminate da diossina. Nel provvedimento si dice che il divieto durerà un anno e  si invitano le Regioni e le Province interessate ad informare i consumatori sui rischi per la salute.

La decisione è stata assunta in seguito ad analisi condotte su 102 campioni di vari pesci  (anguilla, agone, coregone, luccio, pesce persico e tinca) prelevati in 10 località. I laboratori hanno individuato la presenza di una quantità di diossine, furani e PCB superiore ai livelli di legge solo nelle anguille di lago. Questa specie è stata penalizzata perché le diossine si accumulano nel grasso degli animali e le anguille hanno un elevato contenuto di lipidi.

La seconda precisazione da fare riguarda i valori di diossina, PCB e diosisne simili  riscontrati che sono del 15-20 % superiori rispetto a quelli previsti   dall’Unione Europea (14 picogrammi/g è il valore medio trovato mentre  12 piogrammi/g è il valore massimo della norma)  e in questi casi il provvedimento di divieto di commercializzazione scatta automaticamente. Per tranquillizzare la popolazione, il ministero assicura che le acque del lago di Garda sono assolutamente sicure per la balneazione, e non si rileva alcun problema sulla qualità dell'acqua potabile.

Secondo alcuni esperti addetti ai lavori il provvedimento del ministero giunge tardi e dovrebbe essere più preciso. La presenza di diossina nei laghi non è una novità. Le autorità sanitarie Svizzere del Canton Ticino, che inglobano nel loro territorio la parte alta del lago Maggiore, già nel gennaio 2008  ponevano l’accento sul problema della diossina nei pesci.

Nel gennaio 2009 le stesse autorità svizzere hanno deciso il divieto di commercializzazione di anguille e agoni (un pesce grasso chiamato anche alosa, o sardina di lago) proprio per l’eccesso di diossina.

In Italia non è stato preso alcun provvedimento perchè non si fanno le analisi e quindi il problema risulta inesistente. Nell’autunno del 2010 però i laboratori si sono attivati e si è scoperto che il problema della diossina è comune a molti laghi compreso il lago di Garda. Sulla base di queste indicazioni il ministero  ha deciso di vietare la vendita  di anguille come era lecito aspettarsi.
Il provvedimento è corretto ma rischia di creare un certo allarmismo, perché la parola diossina fa sempre paura, e la reazione dei cittadini sarà probabilmente quella di non mangiare più pesce di lago per un anno. Sarebbe necessario affiancare alla decisione qualche spiegazione, e fare un’adeguata analisi del rischio sulla base dell’esposizione effettiva dei cittadini.

Per esempio le autorità svizzere quando hanno vietato la vendita al dettaglio di alcuni pesci a causa della diossina nel lago Maggiore hanno fatto delle distinzioni.  Divieto  di mangiare agoni del Lago Maggiore a minori di 18 anni e donne incinte, ma hanno anche detto  agli adulti che pescano per hobby di  limitare il consumo a 120 g alla settimana, per fare capire che se assunto in modo ragionato il consumo di pesce non crea problemi. 

Questa raccomandazione lascia intendere che il rischio diossina esiste, ma non deve essere considerato un allarme, ma va inquadrato in un ambito dove è anche ammesso il consumo limitato.

 
In Finlandia dove si riscontrano problemi simili per le aringhe, le autorità sanitarie consigliano ai giovani e alle donne incinte di mangiare solo pesci di lunghezza inferiore ai 17 cm (esemplari giovani) con una frequenza di 1-2 volte al mese, perché hanno  un contenuto di diossine  compatibile. Un analogo discorso viene fatto per i lucci che avendo un livello di mercurio  elevato, sono sconsigliati  alle donne incinte.

Anche negli Stati Uniti in alcuni laghi ai pescatori sportivi viene distribuito un depliant dove si cosniglia di cucinare i pesci grassi sulla griglia per limitare l’ingestione di diossina, e di i togliere le parti grasse  dove  si  trova la sostanza. Certo stiamo parlando di un consumo occasionale, ma questo messaggio tranquillizza i pescatori e da la giusta dimensione del problema.

Forse anche in Italia sarebbe utile affiancare al provvedimento di divieto deciso dal ministero, alcune precisazioni per evitare allarmismi e il rischio di abbandono da parte dei cittadini del consumo di tutti  i pesci del lago (non solo delle anguille) come accade quando compare la parola diossina.

 

Roberto La Pira (ilfattoalimentare.it)