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Test sul pesto alla genovese: confronto tra Tigullio, Saclà, Barilla, Bontà d’Italia, Knorr

Guardando gli scaffali del supermercato verrebbe da pensare che non esiste più il pesto di una volta! Sopratutto se si ha in mano il disciplinare di produzione del “Pesto Genovese”. La produzione di una delle salse più famose d’Italia è regolamentata in maniera ferrea dal Consorzio promotore: il basilico deve essere “Basilico genovese” DOP, l’olio d’oliva deve essere extravergine e di produzione italiana, il formaggio (Parmigiano Reggiano, o Grana Padano), deve avere la denominazione DOP così come il Pecorino. Solo le noci possono essere di origine europea, mentre i pinoli possono provenire dall’area mediterranea. Il sale e l’aglio sono rigorosamente di origine italiana.

 

Esiste però una differenza significativa nella denominazione del prodotto. Guardando con attenzione i vasetti in fila sugli scaffali si nota che sulle etichette non compare la dicitura “Pesto genovese”, ma se ne trova una molto simile “Pesto alla genovese”.  La piccola differenza indica che il vasetto contiene un prodotto  simile alla ricetta tradizionale. Basta leggere la lista degli ingredienti per rendersene conto: i pinoli sono scomparsi, per dare posto ai più economici anacardi, l’olio d’oliva extravergine viene sostituito dall’olio di semi di girasole, se non dalla margarina, e così via.

Il panel di assaggiatori ha espresso un giudizio complessivo dopo avere valutato  con un esame olfattivo e gustativo i vari prodotti ( Tigullio,  Saclà, Barilla, Bontà d’Italia, Knorr).

  Continua a leggere l’articolo di Alessandro Tarentini su ilfattoalimentare.it per conoscere gli altri giudizi del test.

 

Foto: Photos.com

 

 

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