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Coldiretti e la farsa del “made in italy”. La difesa del prodotto nazionale diventa una sceneggiata napoletana

 

MOZZARELLE CONTENITOREColdiretti ha colpito ancora, i servizi sulla manifestazione di ieri al Brennero hanno raccontato alla gente che in Italia arrivano cosce di maiale destinate all’Emilia Romagna,  mozzarelle da vendere alle pizzerie del Veneto, latte da imbottigliare a Brescia, maiali che verranno macellati in Sicilia, grano che dovrà trasformarsi in spaghetti. La maggior parte dei quotidiani e delle tv ha ripreso queste notizie lasciando intendere che i prodotti attraversano la frontiera e vengono trasformati in alimenti made in Italy. Tutto ciò sarebbe  possibile perché sull’etichetta non è indicata l’origine. Lo schema di Coldiretti è sempre lo stesso, il prodotto straniero è di qualità mediocre mentre i nostri prosciutti, la nostra pasta, il nostro latte, la nostra mozzarella, il nostro olio, il nostro pomodoro sono eccellenti.

Nella mobilitazione di Coldiretti al Brennero ci sono anche Nas e Corpo Forestale dello Stato che, contrariamente a quanto  lasciano intendere molte servizi,  hanno condotto controlli di routine “sono stati prelevati campioni di prosciutti non timbrati sui quali fare delle analisi e acquisito di copia dei  documenti per effettuare controlli incrociati  e verificare la destinazione dei prodotti per impedire che siano venduti come Made in Italy”.

 

Di fronte alle tesi di Coldiretti ha preso posizione Federalimentare, che ritiene innopportuna la campagna mediatica. Gli industriali sanno che diversi settori di eccellenza alimentare usano per oltre il 50%  materie prime importate. In alcuni casi l’import arriva al 100% come per il caffè e per la bresaola della Valtellina. E per restare in tema natalizio diciamo pure che buona parte dei panettoni non si potrebbe produrre senza farina ricca di glutine importata da Canada, Ucraina

 

 

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