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Aidepi prova a riabilitare l’olio di palma. Ma il documento non convince. Troppe lacune

Oil palm fruitUn dossier (e un’infografica) redatta dall’Aidepi (l’associazione che riunisce le principali aziende di dolci e pasta) cerca di riabilitare l’olio di palma. Il documento è ben fatto graficamente,  ma non convince e non fornisce  risposte adeguate agli interrogativi sorti negli ultimi mesi su sostenibilità, qualità e convenienza. Ecco le criticità e le ambiguità.

1) In Italia si consuma poco olio di palma! Questa è la tesi portante del documento Aidepi quando sostiene che ogni italiano attraverso i dolci assume 2,8 g di acidi grassi saturi al giorno. Il dato desta qualche perplessità visto che bastano due biscotti Macine Mulino Bianco, oppure due biscotti Campagnole oppure due biscotti Abbracci sempre Mulino Bianco per raggiungere questo valore.  Qualsiasi genitore sa che un ragazzino quando fa colazione mangia come minimo 4 biscotti. Considerando anche una merendina nel pomeriggio e magari una cotoletta impanata si conclude la giornata con 18 g di acidi grassi saturi quasi tutti provenienti dal palma. Ma il calcolo dei grassi saturi non è finito perché bisogna considerare anche i 2,5 g di saturi presenti in una tazza di latte intero, e quelli nascosti nel formaggio, nella carne e in altri prodotti. Troppi.

In un’intervista rilasciata qualche mese fa Laura Rossi, nutrizionista del Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (ex Inran) diceva…

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